Donna del Burkina Faso

Scultura in terracotta del dott. Franco Galanti

Scultura in vendita offerta libera in libreria Al Segno di Sacile PN fino all’epifania

Libreria Al Segno

Non sono un critico d’arte e mi limito ad esprimere le mie sensazioni davanti a quest’opera. Il volto sembra emergere quasi a fatica dalla terra, una terra aspra, non levigata. Emerge con forza con un sorriso di speranza ma che, visto da angolazioni diverse, appare quasi una piccola smorfia di dolore. Il capo leggermente reclinato di lato è rivolto verso l’alto ma con gli occhi chiusi, quasi ad esprimere un sogno, quello del riscatto dell’Africa e delle donne africane. Non dimentichiamo infatti che in Burkina Faso, uno degli stati più poveri dell’Africa subsahariana e del mondo intero, le donne stanno conquistando un ruolo nuovo; basti ricordare la celebrazione dell’8 marzo, festa della donna, a Gon-Boussougou, a Manga, dove opera Progetto Susan e la presenza dell’Associazione Kubolem (Gon-Boussougou) che ha fatto manifestazioni pubbliche contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili. Anche nelle assemblee politiche locali si nota una rilevante presenza femminile.

Tornando all’autore della scultura aggiungerò due brevi note biografiche e il giudizio di Gerardo Lunatici (toscano di nascita, emiliano di adozione, vive e lavora sulle colline dell’appenino parmense, a Lesignano de’ Bagni. Laureato in Filosofia e Storia dell’Arte, insegna Italiano e Storia in un liceo di Parma, ma si dedica da sempre anche all’attività di pittore e illustratore, con notevole successo).

Donna del Burkina Faso
Franco Galanti

Franco Galanti

Dirigente medico di I livello

nato a Milano il 19 dicembre 1961, è un Dirigente medico di I livello presso l’Azienda ospedaliera di San Vito al Tagliamento (PN), oltre che endoscopista e chirurgo ospedaliero pubblico.

 

Disegna dall’età di circa 4 anni e si dedica alla pittura e alla scultura a partire dai 18 anni, dedicandovi con passione il suo tempo libero e anche qualcosa in più. Ha operato gratuitamente per un periodo in Burkina Faso a Nanoro e in tempi recenti in Madagascar. Nel 2002 ha fondato in Friuli Ar.So., l’Associazione Culturale Arte Solidale che si occupa di fondere tra loro l’esperienza artistica e quella di “cura” attraverso opere – e gesti – concreti. A tutt’oggi ne è il Presidente.

La filosofia di Ar.So. è semplice: qualunque artista visivo che doni una o più opere e condivida  principi di solidarietà, i principi di arso, incluso il regolamento interno diviene socio e insieme comproprietario di tutte le opere di arso. Il dott. Franco Galanti collabora con Progetto Susan dal 2010 ed attualmente fa parte del Comitato direttivo.

Ed ecco il giudizio di Gerardo Lunatici sulle opere di Franco Galanti.

Si può essere scultori in molti modi: scolpendo il marmo, lavorando il legno, fondendo il metallo. Oppure plasmando la terra, e Franco predilige questo modo di essere scultore.

Credo che la sua scelta sia anche dovuta alla sua indole e al suo desiderio di avere un rapporto diretto con la materia per affondarvi le mani e sentirla “vivere” al contatto del suo corpo.

Modellare l’argilla è infatti la forma più antica e primitiva utilizzata per la realizzazione di figure artistiche, assieme a una forma ancestrale e primordiale per sviluppare un legame naturale con la terra.

Un rapporto, questo, che ciascun essere umano – compreso l’uomo moderno – vive in tenera età plasmando la sabbia o giocando col fango.

Forse è per questo che Franco ama l’Africa, patria dell’Uomo, e ama la sua gente e la sua poesia, sensuali ed espressive. Le forme delle terrecotte di Franco sono dunque potenti, ma anche armoniche, sinuose e avvolgenti, a loro modo estreme.

Franco si ispira ai miti dell’umanità e alle figure simboliche della storia per ritrovare il senso profondo dell‘essere uomini e donne sulla terra.

Nel suo lavoro emerge una certa drammaticità frutto di una lotta: quella per trasformare l’informe in significato, il caos in bellezza.

Per questo le terrecotte di Franco vanno non solo viste, ma anche toccate.

Andrea Cecchini

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