cooperazione triangolare

Come è nata la Cooperazione triangolare di Progetto Susan?

 Quasi per caso. I primi progetti sono stati in realtà quasi solo raccolta fondi per progetti preparati da altri, che abbiamo realizzato con grande consapevolezza, ma senza ancora una vera coscienza del significato di cooperazione.

Il primo impulso è venuto quando abbiamo proposto la realizzazione di un pozzo a Natinga (Burkina Faso) dove avevamo realizzato la scuola per 300 alunni.

Gli abitanti del villaggio ci hanno fatto sapere, tramite l’intermediario con cui eravamo in contatto, che, prima dell’acqua, pur indispensabile, vedevano la necessità urgente di materiale scolastico per far funzionare la scuola.

È nato così un progetto da oltre 4.000 euro che ci ha insegnato due principi fondamentali:

  • le necessità devono essere segnalate dalla comunità locale e non immaginate secondo il nostro standard:
  • il materiale scolastico (penne, quaderni ecc.) lo avremmo trovato in regalo in abbondanza, ma la spedizione sarebbe stata ben più onerosa dell’acquisto in loco. Conseguenza: valutare bene dove effettuare l’acquisto di materiali e attrezzature, senza il miraggio del gratis.

Nel frattempo il nostro, adesso amico, Dabre Boukare, conosciuto in un interessante incontro confronto presso il teatro di Meduno, organizzato da Progetto Susan, all’inizio del 2006, ci tallonava per chiedere la realizzazione del Centro maternità di Gonboussougou.

Al di là della sua encomiabile costanza e delle strane coincidenze che ci hanno portato 3 anni dopo ad aderire alla sua richiesta, questo ci ha richiamati alla necessità di un contatto continuo con la comunità locale di destinazione dei progetti, tramite immigrati regolari presenti in Italia e facenti parte di tale comunità.

Un elemento indispensabile per far capire a noi le esigenze locali e la situazione e, contemporaneamente per spiegare in modo chiaro il nostro punto di vista superando le barriere linguistiche e culturali.

Chi meglio di un burkinabé legato alla comunità di origine, ma diventato italiano sia come cittadino (legalmente) sia in molti aspetti del suo vivere quotidiano, per capire i punti di contatto e mediare le differenze.

Ed ecco la nascita di un contatto integrato da referenti locali che si è rivelato vincente.

La definizione Cooperazione triangolare è venuta poi spontanea nel corso di un incontro a Pordenone con referenti italiani e africani di associazioni che operavano in Africa, per spiegare il modus operandi di Progetto Susan. Forse ha giocato la reminiscenza scolastica del commercio triangolare che coinvolgeva la tratta degli schiavi, quasi a voler, non dico sanare perché impossibile, ma per lo meno alleviare la vergogna di una immane tragedia.

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(nostro partnership) è una associazione libera di pochi volontari, senza scopo di lucro, nata per promuovere sia l’arte visiva che la solidarietà.

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